mercoledì 15 dicembre 2010

paper boat: ginevra ballati



ill. ginevra ballati

Ho immolato il volume II, spaiato, di "Notre Dame de Paris", senza rancore alcuno per Hugo.
... del resto chi non adora le barchette di carta?

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 QUI  la lista di Francesca Matteoni con il Coniglio Stringato

4 commenti:

  1. Per dire di quanto...Pistoia sia piccola. Un'amica mi segnala questo sito, che dice mi piacerà, io lo segnalo a Francy, che secondo me le sarebbe piaciuto, e lei mi dice che lo conosceva già, e difatti c'era già un tuo disegno sul suo blog. Riguardo la cosa che hai commentato di là...non è l'ultima versione, quella, né la prima. Ho fatto leggere, seguito qualche consiglio. Non mi sembra di scrivere molto bene, non mi sembra di scrivere come potrei, come dovrei. E tu, disegni come pensi potresti? (-;
    Grazie di aver lasciato traccia del passaggio, ginevra.

    (andrea)

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  2. ....e da ciò evinco che Pistoia è veramente un villaggio travestito da città.

    per rispondere alla tua domanda: io passo dall'esaltazione alla fase del buttare fasci di tavole nella stufa. quindi no, non penso di disegnare bene quanto vorrei/potrei.
    questo è il cancro di (quasi) tutti i creativi.. la cui autostima viene puntualmente salvata da osservatori, lettori e altri adorabili organismi meno puntigliosi e più magnanimi.

    rivestendo tali panni dico che il graal funge bene così.
    un furbo mi diceva che troppe pennellate rovinano un quadro ;)

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  3. Pure Mozart secondo alcuni metteva "troppe note"...however. Ti lascio l'ultima versione, del graal. (Almeno le tavole riscaldano, i files rimangono freddi, sullo schermo, più o meno)


    Non c'è assenza di parole
    che non sia presenza di pensieri,
    non c'è in questo sguardo vuoto
    che il riflesso di un ricordo sepolto
    a cui donare nuovo sangue:
    il resto di ciò che è dentro di me.

    Non c'è attesa di un gesto
    che non sia tensione di uno sguardo,
    non c'è in queste mani
    che l'intenzione di un sacrificio,
    e nello stringere il suo collo
    compie il passo definitivo.

    Non c'è tempo di un sorriso
    a coprire la quieta nostalgia
    che violenta in un saluto
    tempi e spazi
    di sguardi, di gesti, di passi e parole,
    nella pelle fino al sangue.


    Non c'è sangue che dalla bocca
    non sia accolto in una coppa.
    Non è una sacra coppa di legno,
    ma un graal di mani a riceverlo,
    e il mio volto riflesso nel rosso
    si immerge e purifica.

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  4. ah! vedi i pregi del rimanere fedeli alla carta?

    per il graal, grazie! il fatto che sia in mutamento continuo lo rende molto vivo.

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